Il percorso di Beppe e Paolo si intrecciano da lungo tempo ormai. Amici e compagni di caccia fotografica, hanno raccontato la storia del proprio paese, le esperienze, lo studio di grandi fotografi come Luigi Ghirri, Franco Fontana o Henri Cartier Bresson.

Il desiderio di raccontare una storia insieme ha spinto entrambi ad una ricerca fotografica che riuscisse a completare l’uno la storia dell’altro.
Paolo ha camminato per strada, alla stregua dei fotografi francesi in giro per la Parigi degli anni 40, e ha colto l’uomo moderno in tutte le sue contraddizioni. I personaggi presenti nelle sue foto non sono propriamente lo stereotipo della solitudine: appaiano perlopiù presi dai giornali, dal cammino, dalla vita di tutti i giorni.

Scene quotidiane fotografate secondo la classica scuola della fotografia di strada: bianco e nero, inquadrature pulite, spazi e piani bilanciati.

Dopo un po’ la pulizia delle immagini svanisce, e una goccia di malinconia fa capolino nel cuore di chi guarda le sue foto, e ci si inizia a fare qualche domanda, sulla vita dei soggetti e sulla propria vita.
Beppe ha sviluppato una sua ricerca cromatica partendo dalla calma e dalla morbidezza dei colori di Ghirri, ma con il contrasto caotico della doppia esposizione: due volte un’immagine, due volte una strada, due volte un graffito.

Ha presto spunto da un ospedale psichiatrico abbandonato, ma se n’è ampiamente liberato: il luogo in cui si svolge la sua storia è misterioso, indistinto, ma a volte paurosamente familiare. È dove passiamo del tempo ad oziare, sono le scale che facciamo ogni mattina frettolosamente, è una finestra da cui guardiamo fuori sempre di meno, presi invece da finestre digitali sui nostri telefoni.
Due storie così diverse andavano mescolate insieme, affiancate, confuse; ma soprattutto una doveva essere l’approfondimento dell’altra, una la soluzione dell’enigma dell’altra.
Poesia del bianco e nero, e follia del colore? Nostalgia del bianco e nero, e realtà del colore sovrapposto? Qual è la soluzione di una storia raccontata a quattro mani?

La risposta è celata fra le immagini, dentro il mescolarsi di colori e forme, anime e scritte, dubbi e paure, che si moltiplicano e ancora, fino a svelarci la soluzione.

Una storia da essere piena di emozioni, da non essere più onirica o fantasiosa, bensì reale. Ma così reale da riempire due vite, due anime, due cammini.

Due volte reale.

Andrea Simeone, Milano, settembre 2016